E' una caratteristica tipicamente occidentale e relativa ai paesi industrializzati la tendenza a considerare "sofferente" la persona che ha problemi legati esclusivamente alla sfera corporea. Il dolore è una questione fisica, è una sensazione immediatamente percepibile, un segnale che "fa male" (dolor in latino significa "avvertire un male") e che per questo cerchiamo di alleviare il prima possibile. Anche l'idea di benessere è pressoché orientata verso una dimensione somatica (quale assenza di sintomi o malattie) o tutt'al più estetica (sentirsi bene perché si ha un corpo che "piace"). A questa dimensione, che a volte consideriamo l'unica "realmente" esistente e quindi degna di attenzione, se ne aggiunge un'altra che viviamo con più distrazione, uno spazio non fisico, ma costantemente in dialogo con questo, che vive di immagini, pensieri, vissuti, ricordi, emozioni. Una dimensione altra, a volte considerata poco importante perché sentita come poco decisiva ed influente nell'andamento del progetto di vita. Si pensa che sia meglio concentrarsi su ciò che possiamo vedere e toccare, qualcosa a cui possiamo "metter mano", aggiustare, "far tornare come prima", eventualmente eliminare. E quando ci troviamo a doverci confrontare con una ferita che non fa sanguinare il corpo ma che "fa male dentro"? Il cui stesso dolore non si riesce a localizzare in nessuna parte del corpo eppure si avverte e costringe a fermarsi, a prenderlo in considerazione, a non negarlo. Non esistono analgesici o operazioni chirurgiche, di fronte a questa sofferenza la cura inizia a partire da se stessi, da un pensiero in cui sia dato spazio all'esperienza emotiva intensa che si sta vivendo, al disorientamento e alla perdita di punti di riferimento. Sono numerose le situazioni che possono metterci a tu per tu con la sofferenza: un lutto, una separazione, un cambiamento inaspettato, il passaggio da una fase all'altra della vita, la difficoltà nel trovare nuovi equilibri in seguito ad una gravidanza. A volte la sofferenza è vissuta come una "sofferenza senza senso", nel caso in cui l'individuo non sia consapevole di ciò che l'ha generata, o come una sensazione di insoddisfazione legata ad alcuni aspetti della propria esistenza. Ci sono situazioni in cui è proprio la mancanza di significato a rendere vuote le azioni, i pensieri, la vita stessa; situazioni nelle quali non esiste nessun evento scatenante (nessun trauma, per utilizzare un termine ormai inflazionato) che porti la persona ad avvertire un malessere, un disagio, una sensazione che qualcosa non va, che qualcosa va cambiato.

"La mancanza di significato impedisce la pienezza della vita, ed è pertanto equivalente alla malattia. Il significato rende molte cose sopportabili, forse tutto"                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         C. G. Jung

Psicoterapia, dal latino psikhé, anima e therapeia, cura. Quindi letteralmente "cura dell'anima". Un percorso di psicoterapia è un processo progressivo di crescita personale, di comprensione e superamento del proprio disagio, un lavoro su se stessi e sul significato della sofferenza nel contesto del percorso di vita. Psicoterapia è accoglienza, ascolto, aiuto, condivisione, relazione, ricerca di soluzioni, rispetto della persona e della sua unicità. Psicoterapia è occasione di conoscenza di sé, è un luogo sicuro e protetto, spazio neutro di lavoro, libertà, risorsa, imparare a comunicare, cambiamento. Psicoterapia è parola che cura.

 

pagina aggiornata al 28 febbraio 2016