Ci mancano i padri adulti, capaci di sbagliare ma non prevaricare

26.02.2015 13:50

Dal commento di qualche giorno fa diPapa Bergoglio («È giusto sculacciare i figli, ma niente schiaffi in faccia»), nell’opinione pubblica – certamente – ma forse anche nelle coscienze di ognuno si è agitato qualcosa. Uno smottamento nelle pance prima ancora che nelle mani, un movimento profondo che ha a che vedere con l’essere stati figli (e quasi certamente averne presa anche più d’una, di sculacciata) e con l’essere oggi genitori, educatori, testimoni il più possibile credibili (se ci va abbastanza bene) dei nostri tentativi pedagogici.

Una reazione che ha a che fare con l’essere cresciuti in un tempo in cui ci si poneva molto, molto meno di ora la domanda sulla bontà oppure no che partisse uno scapaccione, perché non c’era la pluralità di modi di essere genitori che è accessibile oggi,non c’era confusione di ruoli tra quello femminile e materno e quello maschile e paterno, perché si aveva molta meno paura di adesso che la punizione corporale producesse nei più giovani qualche trauma più o meno grave, più o meno a lungo termine. Ebbene, io credo che non renderemmo un buon servizio alla genitorialità, soprattutto a quella contemporanea così fragile, frammentata e in difficoltà, se ci attenessimo pedissequamente al manuale, cioè alla teoria che non incontra la vita pratica, quotidiana, quella fatta delle sfide educative che si intrecciano col tentativo di arrivare a fine mese, di tenere insieme la coppia, di non perdere le proprie passioni, di provare ad essere felici.
E il manuale del genitore moderno parla chiaro: i figli non si picchiano.

(Dice anche che non devono guardare la TV fino ai 3 anni, che non si deve litigare e dire le parolacce in loro presenza, che bisogna fargli fare attività il più precocemente possibile, che si deve essere informati, perseguire le proprie ambizioni di carriera ma rimanere presenti in casa, dialogare, saper riconoscere i segnali di disagio: essere dei bravi genitori. Delle persone terrificanti, insomma.)

Tutto buono, intendiamoci. Tutto pensato, fondato su un certo caro e ahinoi perduto buonsenso. Dopodiché, la vita vera è un’altra cosa.

E allora penso che nelle nostre pance prima ancora che nelle mani, dobbiamo ammettere che tutti noi, chi più chi meno, già lo sappiamo: i figli non si picchiano.

Eppure?

Eppure una volta o qualche volta, come al papà citato da Papa Francesco, lo sculaccione può essere scappato, ci scappa, ci scapperà. Però sono convinta che non possa passare come gesto sdoganabile, e che piuttosto il Pontefice volesse fare un’operazione differente, più sofisticata: una bonaria difesa a quel genitore da scapaccione, che non solo come ha affermato se ha bisogno di affermare la sua autorevolezza ha fallito, ma se ha bisogno di farlo con misure fisiche, ha fallito due volte.

Mi baso su due evidenze: la prima, tutti gli studi e le osservazioni cliniche ci confermano che le punizioni corporali non sono minimamente dei deterrenti per l’eliminazione di un comportamento sgradito, anzi. La seconda: lo sculaccione è la strada più breve, quella spiccia che scegli quando non hai più le gambe per percorrerne altre, più lunghe, più faticose.

È la strada facile, e come tutte le fiabe ci insegnano, ma lo fa anche la vita, le scorciatoie non sono mai prive di insidie, brutte sorprese e rischi di allontanarsi o addirittura non raggiungere mai la meta: il compimento di una testimonianza pedagogica ai nostri figli.

Che nessuno ha mai detto sia facile e indolore. Mi piace allora leggere nell’esempio riportato del Papa un gesto da padre: una carezza e autorizzazione bonaria all’imperfezione, all’errore, alla cosa sbagliata che finiamo per fare quando siamo finiti.

Il fatto che la nostra società sia ormai priva di padri è un concetto condiviso e nient’affatto originale, ma non sono tanto i padri autorevoli né tantomeno autoritari, di cui sentiamo la mancanza – non solo.

Sono i padri adulti, quelli capaci di ottenere il rispetto dei loro figli per differenza, per accrescimento, non per prevaricazione.

Quelli che possono permettersi di testimoniare anche il fallimento, senza per questo finire falliti.

 

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